Archeologia industriale

La ciminiera, l’antica fornace, le fotografie storiche e gli arredi dell’Hotel, testimoniano un pezzo di storia affascinante, un passo fondamentale dello sviluppo industriale e sociale del territorio, nonché del suo paesaggio.

Immaginate un antico opificio in cui giovani donne, ogni giorno, lavorano per produrre la preziosa seta: tra Ottocento e Novecento l’Hotel era una filanda in cui i contadini portavano bozzoli dei bachi, destinati ad essere trasformati in filato grazie alla sapienza manuale delle lavoratrici.

Ancora oggi si respira l’origine industriale di questo luogo, custode di un mestiere antico e ormai scomparso.

La nascita delle filande

L’allevamento dei bachi al tempo era molto diffuso e il processo di lavorazione della seta raggiunse livelli qualitativi così alti da segnare il passaggio da un’economia prevalentemente agricola a una più industriale. Nella prima metà dell’ottocento, le filande nel nostro territorio consistevano in laboratori domestici, il lavoro era stagionale e durava al massimo tre mesi l’anno dentro locali di ripiego.

A fine ‘800 l’introduzione di macchinari, mossi dalla forza motrice del vapore ottenuto da caldaie a carbone, trasforma un’attività domestica a carattere agricolo-artigianale in una vera e propria attività industriale. Comincia la ricerca di nuovi e più resistenti bachi da seta, nascono i primi istituti bacologici pubblici, che studiano procedimenti e processi, atti a incrementare la produzione e migliorare la qualità del prodotto, a Padova nasce la Stazione Bacologica sperimentale.

Cittadella e la filanda Franceschetto

Durante la Prima Guerra Mondiale, a Cittadella, sono in funzione tre filande che occupano complessivamente circa 385 persone di cui solo una decina sono maschi. La parte prevalente dei lavoratori sono giovani donne che iniziano ad ottenere un impiego organizzato e regolamentato.

La struttura convertita in albergo è l’ex-filanda Franceschetto. Senza dubbio era la più rilevante: oltre alla filatura era attrezzata con una linea di telai per la tessitura, in funzione fino agli anni sessanta. La fabbrica era alimentata da una forza motrice di 2 cv vapore, dotata di un refettorio, di un dormitorio, di quattro latrine (bagni) e di una sala per l’allattamento.
All’inizio della Grande Guerra, la forza lavoro complessiva dello stabilimento era di 114 addetti, quasi esclusivamente di sesso femminile, molte delle quali di età inferiore ai 15 anni.
La filanda Franceschetto è quella maggiormente riconoscibile per aver mantenuto intatta la propria architettura, a partire dalla ciminiera che si staglia ancora oggi integra nel cielo di Cittadella.
A ricordare l’antica vocazione di questo fabbricato, all’ingresso c’è ancora una bacinella dove tre donne assieme si occupavano di spazzolare e staccare i bozzoli, trovare il capo del filo, annodarlo, farlo passare attraverso il tubicino di vetro e farlo avvolgere sull’arcolaio.

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